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Cosa succede ai Social in Russia?

08/04/2022 17:57

Silvio Carnassale

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Cosa succede ai Social in Russia?

Una panoramica dello stato dei Social in Russia in questo momento, tra sospensioni e blocchi.

La guerra in Ucraina, oltre alle terribili conseguenze che tutti in conflitti portano, ha una sua peculiare caratteristica: una guerra combattuta (e vissuta) anche sui Social.

 

La guerra è stata l’occasione, fin da subito, per testare le capacità “mediatiche” dei due Stati in gioco. Su questo piano l’Ucraina si è sicuramente dimostrata più capace e pronta della Russia. Il presidente ucraino Zelensky, sfruttando il suo background di attore, ha saputo concentrare sulla sua persona il peso mediatico di questo conflitto, usando i Social come strumento di aggiornamento e di propaganda interna, ma soprattutto esterna, per chiedere aiuto e supporto.

 

In Russia la situazione è apparsa subito invertita. La evidente scarsa dimestichezza di Putin e dei vertici russi con i Social, oltre alle pressioni ricevute dall’estero, hanno determinato un’importante stretta e censura delle piattaforme digitali.

 

Ma cosa è successo, più nello specifico?

 

META

 

Per quanto riguarda le piattaforme del gruppo Meta (Facebook, Instagram e Messenger), in Russia, prima dello scoppio delle ostilità, c’erano circa 70 milioni di utenti. Dopo una settimana di guerra, Facebook è stata bloccato, dopo il rifiuto di togliere il label sulla disinformazione che era stato attribuito alle tv di Stato russe. La mossa di Facebook è stata quella di bloccare la possibilità di fare ADV da quegli account e in seguito bloccarli completamente. Il gruppo Meta ha inoltre agito a livello di sicurezza, criptando tutte le conversazioni private del suo gruppo sia per quanto riguarda Facebook, sia Instagram. Il 21 marzo una corta russa ha sentenziato per Facebook e Instagram l’appellativo di “organizzazioni estremiste”, mettendo di fatto al bando tutte le attività sul suolo russo.

 

TWITTER

 

Anche Twitter si è mossa a livello di etichettatura dei contenuti. All’inizio il Social aveva sospeso le attività sponsorizzate delle emittenti televisive di stato russe, per poi applicare label di disinformazione sui loro contenuti. Anche questa piattaforma è stata messa al bando dopo la prima settimana di guerra, rilanciando però con una sua versione sulla piattaforma TOR.

 

TIK TOK

 

Nonostante il Social sia di proprietà cinese, si è adoperato per limitare la disinformazione sui suoi contenuti. È stato introdotto il divieto di fare nuove dirette e caricare nuovi contenuti video in Russia e sono stati etichettati come fake news i contenuti video prodotti dalle tv di stato russe. Inoltre, la proprietà cinese di TikTok ha donato 5 milioni di dollari per sostenere le attività umanitarie in Ucraina.

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