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I social sono come i tatuaggi

24/09/2022 16:15

Lorenza Tronconi

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I social sono come i tatuaggi

Farti iniettare inchiostro sotto la pelle? Pubblicare un post? Sono tutte azioni che si basano sulla fiducia.

Ogni mattina un social media manager si alza e pensa che per tutta la giornata avrà a che fare con persone - a volte anche suoi clienti - che chiedono imperterrite: ma quindi che lavoro fai?

 

E siccome a risposta segue sempre reazione stupita (da “non ho capito” a “ma davvero fai quella roba lì per vivere”), a un certo punto mi è venuta in mente una conversazione avuta con un tatuatore sul suo lavoro, e ho avuto l’illuminazione: i social sono come i tatuaggi.

 

Innanzitutto i social, come i tatuaggi, sono diventati di moda. Tutti ne hanno almeno uno. Se stai pensando di essere l’eccezione alla regola, chiediti cos’è allora quell’insopportabile icona verde a nome WhatsApp nei preferiti del tuo smartphone.

 

Siccome dunque tutti noi abbiamo almeno un social, la maggior parte delle persone è portata a pensare di saperli usare. “E che ci vuole, pubblichi un post qui, metti un post in evidenza là”; che è un po’ come credere che tatuare consista solo nel ripassare una linea, magari pure scaricata da Google.

 

Il lavoro del social media manager è complesso, e non solo perché in primo luogo si è responsabili dell’immagine di una persona o di un brand, ma anche perché ci si deve spesso scontrare con i clienti. Proprio perché i social sono alla portata di tutti, e la maggior parte dei clienti ha almeno un profilo Facebook o Instagram, molti pensano di avere le idee chiare su cosa vogliono, ma non sono altrettanto consapevoli dei risultati.

 

Una cosa che mi sono prefissata quando ho deciso di entrare nel mondo dei tatuaggi è di fidarmi del mio tatuatore: questo perché le mie idee non sempre sarebbero state realizzabili, oppure sarebbero state orrende sulla pelle. Ci sono delle cose per cui un tatuatore, sia per professione che per esperienza, ha un occhio immediato: grandezza, posizione, disegno…

 

La stessa cosa vale per un social media manager: oltre al contenuto, ci sono degli accorgimenti “tecnici” che con un utilizzo amatoriale non si imparano. Ecco allora che consigli su lunghezza, correttezza e formattazione dei post sono una di quelle cose necessarie a far capire ai clienti che il nostro lavoro ha un senso. A volte si viene ricompensati con una fiducia maggiore; altre volte, come succede ai tatuatori, si deve essere pronti anche a rinunciare a un lavoro, pur di non farlo in maniera poco seria e soprattutto dannosa.

 

Alla base della relazione tra un social media manager e il suo cliente c’è proprio la fiducia, che non si costruisce in un solo giorno e che ha bisogno di essere annaffiata di tanta pazienza. Così come tutti, anche i clienti di un social media manager pensano di saper gestire i social solo perché li possiedono a loro volta, e spesso ci tengono a dimostrare al social media manager che li sanno usare anche meglio. Questo non accade quasi mai per cattiveria, ma è spesso solo un pregiudizio o una paura latente. I tatuatori sono visti come avanzi di galera che scarabocchiano gente peggio di loro, noi social media manager come persone annoiate che gestiscono i social di clienti più pigri di loro.

 

Inoltre, fare il social media manager vuol dire in primo luogo saper comunicare, e dire a qualcuno che il suo linguaggio non è altrettanto efficace mina le sicurezze personali e mette molti sulla difensiva. Per questo motivo, poco spesso capita di avere commesse piccole: è molto più naturale seguire progetti di ampio respiro, durante i quali si impara a maturare insieme al cliente l’idea del brand da promuovere. D’altronde, se ti trovi bene con un tatuatore, non ci torni forse per fare altri tatuaggi, magari facendoteli pure disegnare direttamente senza scaricarli da Google?

 

Ecco perché una cosa essenziale che un social media manager deve imparare, anche se non è inserito in una realtà aziendale, è che non può essere in eterno il capo di se stesso. Curare la propria brand image è una cosa, avere a che fare con il mondo reale del lavoro, cioè con i clienti, è un'altra. È solo con loro che acquisisci esperienza vera sul campo, sbagli, trovi rimedi, ti ingegni per essere creativo e proporre nuove idee e soluzioni. Per quanto possa essere difficile, è proprio lì che impari a comprendere la gerarchia che guiderà le tue future commesse, capisci quando è giusto importi e quando invece è meglio stare al tuo posto, che non è né sopra né sotto il cliente, ma il più possibile alla pari. La funzione di un social media manager si svolge per lo più dietro le quinte e deve essere volta, sempre e comunque, a soddisfare le esigenze di quell’azienda o di quella persona, non a gareggiare con essa.

 

Spesso infatti succede che, con il tempo, un cliente diventi anche un amico, ed è proprio per questo motivo che fare il social media manager vuol dire, in primo luogo, essere in grado di fare tutt’altro.

 

Andresti da un tatuatore che non sa disegnare? O che non conosce il tipo di inchiostro che ti inietta? O che non utilizza aghi monouso?

 

La stessa cosa vale per un social media manager: come per un tatuaggio, il post è solo la meta finale. Prima ci sono pianificazione, studio, capacità creative e organizzative, un’ottima conoscenza della lingua, una consapevolezza totale degli strumenti che si usano, la capacità di saper essere oggettivi sul proprio lavoro e così via.

 

Ci sono pochissimi lavori che una persona qualsiasi non sarebbe in grado di imparare a fare, e il social media manager non è uno di questi; ma, come tutti i lavori, se preso seriamente richiede impegno, studio e tempo da dedicarci. Tutte cose che magari i vostri clienti o i vostri cugggini non hanno.

 

I social sono come i tatuaggi: averli non fa di te un tatuatore - ma neanche un social media manager.

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