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ChatGPT cambierà i nostri clienti?

01/07/2025 16:18

Lorenza Tronconi

L'impennata, social, mondo-digitale, chatgpt, chatbot,

Immagine di copertina della rubrica L'impennata.

Ritorna la rubrica di polemiche a cura di Lorenza Tronconi, “L'impennata”. Questa volta, la riflessione verte sul rapporto tra clienti e AI.

Chatbot

Il mese scorso ho pubblicato un articolo sui miei profili social, senza controllarlo un'ultima volta (una cosa che faccio sempre). Solo oggi mi sono accorta di aver fatto un classico errore da principiante: ho lasciato un [INSERISCI LINK] dentro al flusso di testo. Il fatto è che quel link, quando ho scritto l’articolo, non esisteva ancora, ma poi il tutto mi è passato di mente ed è successo quel che è successo.

 

Questo mi ha fatto pensare a quelle volte in cui un cliente ci chiede modifiche su modifiche, tanto da farci perdere il filo e pubblicare un post non corretto. Sembra imperdonabile, ma succede più di frequente di quanto non si creda. E allora mi sono chiesta: ChatGPT cambierà i nostri clienti?

Quando parliamo di AI, giriamo sempre intorno al concetto di lavoro, di persona, di brand, ma non pensiamo mai a chi ci sta dietro. Infatti, per questa domanda non ho tirato in ballo una generica intelligenza artificiale, ma l’unica che viene effettivamente usata da chi ha poca confidenza con lo strumento, ChatGPT.

 

Intendiamoci, personalmente sono solo contenta se i miei clienti usano un chatbot per formulare le proprie richieste. Questo non perché siano/siamo tutti scemi, ma semplicemente perché capirsi non è facile. Quante volte capita di non riuscire a decifrare una richiesta smozzicata su Whatsapp e di dover lavorare al 90% di fantasia ed esperienza?

 

D’altra parte, all’atto pratico, ho visto perfino ChatGPT vacillare. È semplicissimo capire quando un cliente propone qualcosa che non è proprio farina del suo sacco, a cominciare dalla correttezza grammaticale. Il problema è che anche così, con tutti gli infiocchettamenti e i miglioramenti del caso, il contenuto non è chiaro. È tutto corretto - ma totalmente slegato. Segno che la richiesta, alla base, non è stata posta bene.

 

Ormai tutti usano l’AI, ma quando si parla di lavoro ci focalizziamo sempre sul “saper elaborare il prompt giusto”. Se noi per primi, da professionisti, facciamo fatica a creare delle query che ci restituiscano risposte comprensibili, risolutive, originali e ispiratrici, figuriamoci i nostri clienti. Già me li immagino, a spasso con ChatGPT tra una galleria e un'autostrada, mentre la connessione va e viene.

 

Un lato importante del nostro lavoro è quello umano di saper stare ad ascoltare, e in questa grande bolla non ci va solo il lavoro, ma anche i problemi personali, lo stress, la propria vita coniugale. Chi non ha fatto, almeno una volta, da analista al proprio cliente a fine giornata? In un mondo dove il lavoro si trova quasi sempre per passaparola, conoscere le persone è l’unica base solida su cui fondare un buon rapporto professionale. Poi, certo, ci lamentiamo di quanto i clienti ci snervino, non si spieghino, non capiscano e così via. Ma questa è l’unica ancora che ci tiene ancora legati a loro.

 

Se un committente decide di fare da sé una cosa, non c’è ChatGPT che tenga: lo decide in partenza, AI o non AI, e ti scarta a priori. Se invece ritiene di aver bisogno del tuo aiuto, certamente può utilizzare qualche scorciatoia per risparmiare durante il processo, ma non arriverà mai a sostituirti. Perché? La risposta è più semplice di quel che si creda: abitudine. Non gli ci vuole niente a chiedere un parere a ChatGPT, ma dopo ti telefonerà comunque, chiedendoti di fare le cose a modo suo. Fa sorridere, ma è parte del mestiere.

 

Tutto nasce dai nostri clienti: finché ChatGPT non scalfirà le loro strane consuetudini… non dobbiamo temere nulla, se non la prossima telefonata alle 23 di sera.