facebook
linkedin
instagram

CERCAMI SUI SOCIAL:

SILVIO CARNASSALE

CONTATTI

SEGUIMI SUI SOCIAL

logo rettangolare

facebook
linkedin
instagram

info@silviocarnassalesmm.com

Social Media

Comunicazione

Gestione contenuti
Campagne sponsorizzate

 

P.IVA 03743380986

Privacy Policy

Cookie Policy

Un settembre di regole e burocrazia per i social

27/08/2025 13:07

Silvio Carnassale

Novità Social,

Un settembre di regole e burocrazia per i social

Le nuove regole (e i nuovi ostacoli) che aspettano i Social Media Manager (e non solo) a settembre.

assets-task_01k3k0j7rme9kvctkxsv36bjy7-1756206153_img_0.webp

 

Settembre non porta solo l’autunno: per i social, è il mese in cui l’Europa alza la voce con nuove regole che cambiano il gioco per piattaforme e utenti.

 

Oltre all'impatto del rientro dalle ferie (che però colpisce solo i fortunati in ufficio e non gli sfigati freelance), si dovranno fare i conti con l'impatto di tre sigle che suonano burocratiche e invece toccano la vita digitale di tutti: DSA, DMA e TTPA. Tre acronimi, tre scosse al sistema.

 

DSA – Digital Services Act

Da luglio è pienamente operativo, e da settembre entrano in vigore le misure più “pesanti”. Significa piattaforme obbligate a rimuovere in tempi rapidi disinformazione, fake news e deepfake. Non basta più un disclaimer sotto i post: servono procedure interne, report di trasparenza e verifiche indipendenti. Tradotto: se fino a ieri un contenuto falso poteva circolare liberamente e contare milioni di visualizzazioni prima che qualcuno se ne accorgesse, ora TikTok, Meta e X devono agire subito. Pena multe miliardarie. Bruxelles non scherza, e per i social significa dover investire seriamente in team di controllo e in AI di moderazione.

 

DMA – Digital Markets Act

Se il DSA riguarda i contenuti, il DMA colpisce direttamente le pratiche di mercato dei big tech. In pratica, l’Europa ha deciso che le “gatekeeper platforms” – da Meta a Google – non possono più fare il bello e il cattivo tempo con utenti e aziende.

Esempi concreti? Stop all’auto-preferenza (Google non può spingere i propri servizi sopra quelli dei concorrenti nei risultati), interoperabilità obbligatoria tra sistemi di messaggistica, e divieto di usare i dati raccolti da una parte del business (es. WhatsApp) per favorire un’altra (es. Facebook Ads). In teoria, tutto questo dovrebbe aprire il mercato e dare più libertà agli utenti. In pratica, prepariamoci a qualche bug e molta confusione: i colossi non mollano facilmente, e la compliance si annuncia tutt’altro che lineare.

 

TTPA – Transparency and Targeting of Political Advertising

La sigla meno conosciuta, ma forse la più “scottante”. A partire da ottobre, sarà vietato diffondere pubblicità politica in Europa se non conforme alle nuove regole di trasparenza. Meta ha già deciso di tagliare la testa al toro con lo stop totale agli spot politici ed elettorali in UE.

Il problema? Troppa burocrazia: etichette obbligatorie, archivi pubblici delle inserzioni, regole di targeting super restrittive. Per le piattaforme il rischio era spendere più in avvocati che in ingegneri. Risultato? Niente più propaganda su Facebook e Instagram. Un colpo duro per partiti e candidati, che dovranno ripensare la loro comunicazione digitale in un'ottica più organica. Sarà forse l'avvento di community di stampo politico stile “sezioni di partito digital"?

 

Settembre 2025 segna il passaggio da “Far West digitale” a un ecosistema molto più regolato. DSA colpisce i contenuti, DMA i monopoli, TTPA la politica online. I professionisti come i social media manager e i creator, ma anche gli utenti comuni, dovranno adattarsi: meno libertà per i colossi significa più regole da rispettare per tutti. Resta un interrogativo: la rete diventerà davvero più sicura e trasparente, o stiamo solo aprendo un nuovo capitolo di complicazioni burocratiche in salsa europea? Io la risposta già la temo.